Matbuk

BIO

Uomo di mondo già da bambino Matbuk: nasce a Novara nel 1973 e cresce tra Teheran, Bengasi, Algeri, Viterbo e Milano. Divora fumetti e cartoni animati appena le retine oculari glielo permettono. I genitori preoccupati lo inducono alla ragione indirizzandolo verso studi scientifici. Scelta quanto mai azzeccata per fargli comprendere la sua reale vena artistica. Infatti, a mo’ di grande matematico, frequenta la facoltà di Filosofia.  Nel 1995 incontra la Cooperativa Raccolto e Daniele Oppi, dapprima come osservatore curioso e furtivo poi come partecipe collaboratore. Molte le sue creazioni artistiche di quegli anni tra le quali spicca Matilde, figlia e musa. Raggiunge le Edizioni San Paolo simulando la redenzione.  Ma la copertura regge fino a quando il suo spirito indomito lo induce a peccare, vagando da una casa editrice all’altra. Spinto da un’ansia creativa e artistica crescente, Matbuk arriva al 2010 invecchiato con stile. Diventa Art Director di una casa editrice di Milano e s’innamora di Danidà che lo incoraggia alla pittura. E poi il delirio. Riscopre i colori spalmandoli a mani nude su pannelli  riciclati e ne disegna la mescolanza con gesti convulsi, primordiali e grezzi quasi a rianimare quel bambino scalpitante abituato a vivere velocemente e ovunque. Il colore domina e il tratto profondo, preciso ma greve rappresenta il viaggio, il groviglio di quell’uomo che è diventato.

ART

Movimento e dinamismo sono le parole d’ordine per descrive il tema del suo operato. Tocco grezzo e convulso, il metodo. Il processo che ha portato Matbuk alla resa finale che oggi hanno le sue opere è stato laborioso: è passato infatti da colori squillanti, figure cartoonesche e fumettistiche ad un’ imprecisione dei contorni sempre più viva e raffinata, giungendo alla tecnica che oggi contraddistingue il suo stile. La ricerca del colore rimane la prerogativa fondamentale dell’artista, che ne sovrappone quantità infinite per raggiungere la giusta tonalità e le sfumature volute. E infine, il tratto prende forma direttamente dalle mani, in un movimento che ha il sapore della danza propiziatoria, fatto di scatti convulsi e isteriche roteazioni. Matbuk danza in un tempo che pare ovattato davanti alle sue tavole; forte della sua chiusura all’esterno, dipinge in un momento magico di ispirazione e follia artistica dando vita ad uno stile unico.